“Per coloro che erano giovani,

innocenti ed incoscienti,

provo molta compassione.

Le vedo venire in superficie,

perforare la caligine raggiante,

combattere tra di loro.

Fammi mordere la pelle,

fammi incidere il pungiglione,

fammi fare ciò che tu vuoi prima che sarò costretto ad ucciderti.

Come puoi vedere con gli occhi

se non ti sono stati mai dati,

se mi porti i tuoi sogni,

io li colpirò.

Dimmi se entrare o uscire,

dimmi  dove andare seguendo il tuo canto,

io sarò per la neve la pietra rovente,

sarò tuo amico e amante,

sarò colui il quale ti soffocherà.

Tu morirai qui,

ovunque ti trovi,

ricoperta di lacrime gialle.

La scelta garante d’assassinio,

lo smembrare per ricordarsi,

è un rituale in sogno.

No, non sei perduta, io ti ho uccisa già da tempo

ed ho ucciso tutte quelle come te prima di te.

Regina triste,

deponi le tue uova,

così da poterci scagliare contro di te,

non farà male,

non più di quanto tu non abbia già provato.

Riporremo il tuo corpo putrefatto dentro una rosa,

la maggior parte dei fiori ha un genere,

ma le rose sono perlopiù femmine.

La Regina trionfa perché su nulla governa,

poi ne arriva un’altra e la storia si ripete,

così si fa silenzioso il suo ultimo ronzio,

così si estinguono le sue ali trasparenti,

così si spoglia la geometria dell’imene,

così ti dico addio,

con niente al tuo cospetto,

piangendo più degli altri,

pungendomi al contrario”.

A poem by Achille Monteforte